Integrazionismo dove e quando non te l’aspetti(Italia, epoca fascista)

4 Ott

Alcune persone che si ritengono identitarie tendono talvolta vedere la questione in modo eccessivamente semplificato. Essi individuano infatti degli spartiacque fra bene e male, individuando acriticamente il bene con “prima” ed il male con “ora”. Questo non è del tutto sbagliato, indubbiamente col tempo i nostri popoli stanno perdendo la consapevolezza di ciò che sono e sicuramente la nostra epoca è la prima in cui i popoli bianchi devono affrontare la minaccia di morte lenta per assimilazione razziale. Alcune di queste persone che si ritengono identitarie individuano, a grandi linee, degli anni “spartiacque” fra bene e male, fra prima e dopo.

Per alcuni lo spartiacque è rappresentato gli anni 90 in quanto in quegli anni cominciarono in Italia le migrazioni di massa.

Per alcuni lo spartiacque è l’anno 1968 in quanto dopo quella rivoluzione culturale estesa a molti campi e molte nazioni europee si sviluppò una cultura in netta antitesi con ciò che prima era definita tradizione. Chiaramente, detta così è una generalizzazione in quanto il 1968 fu un anno di molte e diverse battaglie sui più svariati argomenti, e voler liquidare tutto come sacrosanto o, al contrario degenerante è una banalizzazione.

Per altri lo spartiacque è il 1945, in quanto dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale ci fu la morte dell’Europa e la vittoria degli Stati Uniti antieuropei e dell’URSS comunista ed allora iniziò la decadenza.

Mi fermo qui, ad anni relativamente recenti, perché ritengo che queste interpretazioni e varie altre possibili che al momento non mi vengono in mente, per quanto possano essere considerate in parte o del tutto giuste, sono una semplificazione. La realtà è ben più complessa e ben più di ampie vedute. Questo blog si propone di trattare argomenti scottanti senza alcuna censura ed anche se non soprattutto senza alcuna banalizzazione.

Purtroppo, come accennato dal precedente articolo, l’integrazionismo ha radici storiche nel mondo bianco, è un nemico di lunghissima data che ai giorni d’oggi sta mostrandosi in modo maggiore a causa, in poche parole, della globalizzazione e della conseguente convivenza nelle stesse terre fra popoli razzialmente diversi. Schierarsi contro l’integrazionismo dei nostri giorni va benissimo, ma ricordate, non bisogna banalizzare, ma bisogna scavare a fondo per avere una visione del problema il più possibile completa. Bisogna scavare per trovare le tracce di integrazionismo dal passato per capire, convincersi e convincere gli altri che il problema, pur mostrandosi maggiormente ai giorni nostri, esiste, in forma più o meno visibile, da molto, ma molto più tempo.

Mi soffermerò ora sull’integrazionismo che viene fuori da tre canzoni di epoca fascista in Italia, senza esaltare o denigrare alcunchè, ma semplicemente facendo notare che l’ideologia integrazionista, assimilazionista e quindi anti-identitaria trovò spazio anche in quell’epoca in Italia, attraverso tre canzoni, di cui una famosissima, faccetta nera, che, per quanto malvista dagli identitari di quell’epoca, diventò famosa.

Faccetta Nera

Se tu dall’altipiano guardi il mare,
Moretta che sei schiava fra gli schiavi,
Vedrai come in un sogno tante navi
E un tricolore sventolar per te.

Faccetta nera, bell’abissina
Aspetta e spera che già l’ora si avvicina!
quando saremo insieme a te,
noi ti daremo un’altra legge e un altro Re.

La legge nostra è schiavitù d’amore,
il nostro motto è LIBERTÀ e DOVERE,
vendicheremo noi CAMICIE NERE,
Gli eroi caduti liberando te!

Faccetta nera, bell’abissina
Aspetta e spera che già l’ora si avvicina!
quando saremo insieme a te,
noi ti daremo un’altra legge e un altro Re.

Faccetta nera, piccola abissina,
ti porteremo a Roma, liberata.
Dal sole nostro tu sarai baciata,
Sarai in Camicia Nera pure tu.

Faccetta nera, sarai Romana
La tua bandiera sarà sol quella italiana!
Noi marceremo insieme a te
E sfileremo avanti al Duce e avanti al Re!

Significato della canzone: andiamo a liberare la povera abissina che è schiava dei cattivi maschi abissimi, i nostri eroi moriranno per liberarti, portarti a roma, metterti in camicia nera, farti diventare Romana ed Italiana e marciare insieme davanti al Duce e al RE.

Una retorica simile, oltre a ricordare in modo spaventoso la retorica dei “caduti occidentali per liberare il mondo islamico donandogli la democrazia esportata”, è totalmente anti-identitaria ed implicitamente integrazionista.

Africanina

Tre conti son già stati regolati,
con Adua, Macallè ed Amba Alagi.
Tra poco chiuderemo la partita
vincendo la gloriosa impresa ardita.

Pupetta, amor, africanina,
tu della libertà sarai regina,
col legionario liberatore
imparerai ad amare il tricolore.

Due ottobre ricordatelo a memoria,
nell’Africa Orientale avrà una storia;
Romana civiltà, questa missione,
e là fiorì innocente una canzone.

Pupetta, amor, africanina,
saprai baciare alla garibaldina,
col bel saluto alla romana
sarai così una giovane Italiana.

Avanti, Italia nuova, che sia gloria!
All’armi tu e volontà littoria!
Vittoria contro i barbari abissini,
e contro i sanzionisti ginevrini!

Pupetta, amor, africanina,
piccolo fiore di orientalina,
labbra carnose, dolce pupilla
tutti i tuoi figli si chiameran Balilla!

Labbra carnose, dolce pupilla,
tutti i tuoi figli si chiameran Balilla!

Significato della canzone: se possibile, questa è ancora peggio della precedente. Per quanto sia una canzone leggera e non politicamente impegnata, torna spaventosamente il concetto del “colonialismo benevolo”, con l’esempio del legionario che libera la donna abissina dai barbari abissini. Vi è addirittura il concetto implicito di unioni interracial, viene esaltata la “bellezza” della donna abissina(piccolo fiore di orientalina, labbra carnose dolce pupilla) e torna calzante il concetto di integrazionismo(sarai così una giovane italiana, i tuoi figli si chiameran balilla). Chiaramente da questa canzone e dalle altre vien fuori il concetto, successivamente adattato dalla mentalità del dopoguerra pre-68, della doppia moralità riguardo i rapporti fra uomo e donna  a scopo ricreativo. Questa mentalità afferma che il maschio è più animale e quindi i rapporti a scopo ricreativo con donne diverse dalla propria partner sono tollerati; questo non vale per la donna in quanto considerata custode del focolare, o angelo del focolare e alla quale, a differenza del maschio, non è concesso andare con altri uomini altrimenti è tradimento. Questa mentalità è chiaramente una mentalità ipocrita creata e diffusa, chiaramente, da maschi evidentemente interessati. Il concetto di doppia morale è ancora peggio se applicato ai rapporti interracial, anche a scopo ricreativo. È tollerato il “macho latino, italico” che esalta le “doti estetiche” delle donne dell’abissinia e che si vanta con i commilitoni delle sue conquiste in tal senso, mentre una donna che esaltasse le “doti estetiche” dei maschi abissini sarebbe stata considerata una preda da difendere e/o da ricatturare o una traditrice. Per un identitario, chiaramente, i rapporti interracial a scopo ricreativo sono sbagliati ugualmente a prescindere dal sesso maschile o femminile. Non è affermata esplicitamente l’intenzione di portare la donna abissina a Roma, come invece era affermata nella canzone precedente ed anche, in misura ancora maggiore, nell’ultima della terribile triade.

Morettina

Ho trovato sul lago di Tana
Una bella moretta che Dede si chiama
Che m’ama e m’adora
La porto in Italia, la porto in Italia
Ora è povera e nuda
Ma quando sarà al mio paese
La voglio vestire da bella signora
La porto in Italia, la porto con me

O morettina, o morettina
Ti voglio vestire con una pelliccia di barba di ras
O morettina, o morettina
Ti voglio vestire con una pelliccia di barba di ras

Morettina và nella capanna
Và dire alla mamma
Se vuole lasciarti venire in Italia
ti porto in Italia, ti porto in Italia
La mia mamma mi ha dato una chicca per te
Perché é tanto contenta che tu mi conduca in Italia
Io vengo in Italia, io vengo con te.

O morettina, o morettina
Potrai assaggiare: le pizze,le vongole ed il panetton
O morettina, o morettina
Potrai assaggiare: le pizze,le vongole ed il panetton

Addio Signor Negus, in Italia me ne vo
Non mi far la faccia scura, tanto non tornerò
Non mi far la faccia scura, tanto non tornerò

Ma perché morettina vuoi lasciarmi, ma perché ma perché
Ma perché morettina vuoi lasciarmi, ma perché ma perché

Io vado laggiù a civilizzarmi! Ciao ciao Selassiè
Io vado laggiù a civilizzarmi! Ciao ciao Selassiè

O macchinista fuoco al vapore
Tra poche ora potrò sbarcar.
Porto in Italia l’ombrello del Negus
E cinque barbe, e cinque barbe
Porto in Italia l’ombrello del Negus
E cinque barbe.tagliate ai ras !

Questo testo si commenta da solo, è quanto di più lontano che ci possa essere dall’identitarismo razziale. Il “macho italico latino, latinlover” trova un’innocente ragazza abissina nuda in riva ad un lago, si innamora, o comunque si interessa a lei così tanto da volerla portare in Italia e vestirla da bella signora. Viene chiesto alla mamma della ragazza abissina il permesso di portarla in Italia, la mamma e la figlia son contentissime perché vanno in Italia a civilizzarsi, il treno parte, ciuf ciuf, e vissero tutti felici, contenti e multirazziali. Amen.

Ricordate sempre, non banalizzate le questioni, l’integrazionismo e la pro multirazzialità sono i nemici più subdolo per ogni identitario razziale. Bisogna ricordare sempre che questi nemici esistono implicitamente da molto più tempo che dagli anni ’90, dal ’68, dal ’45. Chiaramente l’integrazionismo in Italia non è nato in epoca fascista, ma è nato sicuramente molto, ma molto prima. L’integrazionismo è la pro multirazzialità sono i migliori amici di chiunque avversi l’identitarismo razziale.

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3 Risposte to “Integrazionismo dove e quando non te l’aspetti(Italia, epoca fascista)”

  1. Napoletano 93 novembre 24, 2011 a 11:54 pm #

    In effetti,l’analisi proposta in tale articolo è purtroppo ineccepibile però,in un certo senso,va anche a “giustificare” molti dei moderni “camerati” che pur dichiarandosi fascisti sono sfacciatamente anti-razzisti a quali il non-bianco “bravo”,lavoratore ed onesto che magari si sente anche parte della nazione Italiana va bene che è un po’ lo stesso concetto che le canzoni qui citate proponevano 😦
    Come fare per far si che,invece,i tanti giovani che si interessano al fascismo e magari son pure contrari all’immigrazione allogena possano avvicinarsi a sane idee indentitarie e razzialiste comprendendo che difendere un’Italia abitata da genti razzialmente aliene e sostanzialmente incompatibili(ovvero le persone di origine non-europea) con gli “italiani etnici”,come invece talvolta viene proposto anche in tali ambienti, non ha praticamente alcun senso?

    • veraopposizione novembre 25, 2011 a 8:24 am #

      L’idea non è tanto quella di “integrare i fascisti nell’identitarismo razziale”, l’idea è quella di far avvicinare le persone di diverse scene, fra cui le scene neofasciste, all’identitarismo razziale. Un individuo che dice “nel fascismo c’eran queste canzoni, i gerarchi qualche negra se la scopavano, gli ebrei son bianchi e han fatto la marcia su Roma insieme a Mussolini, quindi il razzismo biologico è una stronzata” e frasi simili chiaramente è di difficile recupero. Invece per un individuo fascista ed identitario razziale che vien a conoscenza di queste cose e giustamente si schifa il discorso è diverso. Bisogna infatti fare in modo che ponga i suoi dubbi e le sue domande ad un identitario razziale e non ad un fascista anti-identitario razziale, per minimizzare i rischi che questo individuo venga traviato.
      Il fascista anti-identitario razziale infatti risponderebbe ai suoi dubbi con frasi del tipo “ma infatti, il white power è merda americana yankee redneck o da nazisti dell’illinois o da esaltati del cazzo, il fascismo non era razzista, lascia perder le stronzate sulla razza e guarda l’ideale, Giorgio Vale era in parte eritreo ma negli anni ’70 era rispettato da tutti e nessun fascista degli anni ’70 avrebbe mai osato dargli dell’estraneo”. Una risposta simile sarebbe ovviamente fuorviante e contraria ai principi dell’identitarismo razziale.

      L’identitario razziale darebbe invece una risposta del tipo “sì, hai ragione, fa schifo sta cosa, è contraria ai principi identitari razziali, puoi benissimo esser fascista prendendo come esempio le varie cose positive successe durante quel periodo senza prenderti tutto il pacchetto comprese queste canzoncine stupide, l’identitarismo razziale è la cosa più importante”.

      Per facilitare il compito, è opportuno che negli ambienti neofascisti ci siano identitari razziali.

      A riguardo(rientra in un discorso più ampio ma potrebbe includer quel che hai detto), ecco qua
      https://veraopposizione.wordpress.com/2011/11/24/antiracist-watch/

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