Il meticciato: l’ultimo stadio del mondialismo/globalismo

28 Ott

Diverse persone, di diversa estrazione politica e formazione culturale, si dichiarano contrari al mondialismo. Un vasto numero di persone, contrarie ai governi, ai politici, alle banche, manifestanti contro la TAV e contro il G8. Buona parte degli stessi “Indignados” sicuramente si dichiara antiglobalista. Molti frequentatori dei centri sociali o dei circoli anarchici, allo stesso modo, possono definirsi come antiglobalisti. Guardando dalla parte antisistema opposta, molti etnonazionalisti e molti frequentatori di ambienti di destra radicale si dichiarano antimondialisti. Sicuramente ci saranno altre persone che non rientrano in queste categorie che si dichiarano antimondialisti. L’identitario razziale, ovviamente, si dichiara antimondialista in quanto il mondialismo si pone l’obiettivo finale di livellare fino a distruggere ogni tipo di differenza possibile fra ogni gruppo di esseri umani.  Queste differenze fra gruppi di esseri umani possono essere religiose, culturali e, appunto, razziali. Tutto ciò che è tipico del mondialismo, da lobbies internazionali e società come il gruppo Bildenberg, fino ad arrivare ad organismi sovranazionali come UE, NATO e ONU, è in funzione di questo obiettivo finale.

Ritengo abbastanza curioso che alcune persone antimondialiste appartenenti alle categorie citate ad inizio articolo sposino cause antimondialiste ed identitarie di popoli come palestinesi, tibetani, i karen, le tribù indios del sudamerica che rischiano lo sfratto ad opera delle multinazionali, libanesi, curdi, o cause autonomiste di popoli europei come irlandesi, baschi, valloni e fiamminghi, chi più ne ha più ne metta, ma che si dichiarino contrari ad un antimondialismo di tipo identitario razziale. Niente da dire, ci mancherebbe, sulla fondatezza delle cause di tutti questi popoli, i quali avranno tutte le loro buone ragioni; tuttavia, si tratta di popoli o estranei al mondo bianco o di popoli che, bianchi o no, si battono a livello solo territoriale. Con tutto il rispetto per le cause di questi popoli, la vera questione antiglobalista dal nostro punto di vista è quella razziale. Pensate un attimo, quale dovrà essere idealmente il risultato finale del mondialismo? Un mondo globalizzato, una sola cultura per tutti i popoli le cui differenze, anche razziali, verranno gradualmente livellate. Il meticciato è la morte dei popoli, il punto di non ritorno. Chi propaga il mondialismo lo sa, e quindi propaga, direttamente o subdolamente, il meticciato e demonizza chiunque si opponga usando i mass media ed il potere politico, arrivando in certo casi a creare vere e proprie leggi liberticide. Chi dice di opporsi al globalismo a volte sembra ignorare la stretta correlazione ed il rapporto causa-effetto-feedback fra mondialismo e meticciato, simile a quello che vi è fra ebraismo internazionale e Israele nazione. Il mondialismo implica il meticciato, e il meticciato rafforza il mondialismo perché distrugge le differenze razziali fra popoli. Come fa un meticcio ad opporsi al globalismo quando egli stesso ne è un risultato? Il meticcio è IL risultato del mondialismo, non ha alcuna colpa chiaramente, ma il meticcio è il risultato finale di quello a cui ci opponiamo. Questi cosiddetti “antimondialisti antirazzisti” omettono o si oppongono al discorso identitario razziale.

Ricapitolando, non c’è opposizione al globalismo senza identitarismo razziale, chi accetta il meticciato non si oppone al  mondialismo; mondialismo implica meticciato, che a sua volta significa la fine di tutto, il punto di non ritorno. Chi capisce e condivide queste due semplici relazioni, ha già un ottimo punto di partenza per costruire un’ideologia identitaria raziale. Chi non le condivide, beh, eviti di dichiararsi antimondialista. Dal punto di vista identitario razziale, chi supporta il meticciato o anche chi è indifferente alla questione razziale allora supporta o è indifferente al mondialismo.

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