Contro l’assistenzialismo nei confronti del diverso

3 Mar

In tv, nelle strade, in radio, nella nostra casella postale, ovunque, ci arrivano richieste di aiuto da parte di associazioni che esistono per togliere ai bianchi i soldi considerati in eccesso al fine di darli alle cosiddette popolazioni non bianche bisognose. Fin dalla scuola elementare, fin da quando andavamo a catechismo, gli educatori stessi bombardavano le nostre menti con richieste di soldi da dare alle popolazioni africane o a delle comunità cristiane attive nelle favelas in Brasile. I bambini allora chiedevano due monetine ai genitori, che acconsentivano felicemente. Rinunciare ad un caffè per dare un sorriso ad un bambino meno fortunato effettivamente non era una gran perdita, anzi, fa sentire a posto con sé stessi. Unicef, Caritas ed associazioni simili acquistano spazi pubblicitari in tv e sui manifesti proponendo lo stesso messaggio: dai via ciò che hai in eccesso per aiutare i meno fortunati.

Non è un discorso errato a priori, ci mancherebbe. Non vi è nulla di male, tutt’altro, a spendere tempo libero in attività di volontariato. Non c’è niente di male a finanziare la ricerca sul cancro o le case-rifugio per disoccupati, né ad aiutare le ragazze madri o i bambini vittime di abusi sessuali. Non c’è niente di male ad aiutare persone in difficoltà per diversi possibili motivi. In questi casi si tratterebbe di azioni condivisibili. Si dà qualcosa a cui si può rinunciare per aiutare persone del nostro popolo meno fortunate o che hanno subito un evento inatteso ed indesiderato. È il caso, ad esempio, del terremoto in Abruzzo. Più o meno nello stesso periodo, un terremoto mise in ginocchio Haiti. Subito partì una raccolta fondi internazionale per aiutare quelle popolazioni. Tutti i soldi che dall’Italia e dal mondo bianco sono finiti alle vittime del terremoto ad Haiti, razzialmente molto diverse da noi, sarebbero potuti finire agli Abruzzesi, bianchi ed italiani.

Questo a mio avviso è il giusto modo di vedere la questione beneficenza/volontariato: ogni euro dato in beneficenza verso qualche nazione non bianca è in realtà un euro sottratto ad un nostro simile in difficoltà. Chi manda i soldi in Africa sta in realtà togliendoli ad un pensionato, ad un operaio che fatica ad arrivare a fine mese, ad una famiglia bianca in difficoltà economiche. Un identitario potrebbe anche obiettare sì hai ragione se parli per quello che vivono qui e dovrebbero stare altrove, ma non è sbagliato aiutarli a casa loro, anzi, se li aiuti a casa loro li incentivi a non muoversi. Io non condivido questo tipo di discorso per vari motivi. Innanzitutto non vedo per quale ragione io debba pagare una sorta di pizzo per non var venire gli allogeni nei territori in cui vivo, usando fra l’altro soldi con i quali potrei ipoteticamente aiutare una persona bianca in difficoltà. In secondo luogo, è anche grazie a chi li aiuta a casa loro, comprese le persone che vanno in Africa a fare volontariato, che queste popolazioni crescono numericamente e quindi si riversano maggiormente da noi.

Mi spiego meglio; fino a prima del politicamente corretto e del volontariato di massa allofilo(= amante degli allogeni), certe zone del terzo mondo erano in equilibrio demografico. Un’alta natalità compensava l’altrettanto alta mortalità facendo sì che queste popolazioni non sparissero dalla faccia della terra. Non una strategia decisa a tavolino, ma un comportamento perfettamente naturale, un comportamento che Rushton chiama “strategia r”. Vuoi un figlio? Lo fai. Muore? Fanne di più, qualcuno resterà in vita e porterà avanti il tuo popolo. Questa è la strategia r, usata naturalmente da queste popolazioni. Ora Medici Senza Frontiere ed associazioni simili stanno abbassando la mortalità di questi popoli senza intaccare minimamente la loro natalità, creando artificialmente la transizione demografica.

Con questo termine si indica un periodo temporale più o meno lungo nel quale un popolo vede abbassare la propria mortalità senza che si abbassi la natalità. Ad un certo punto, in modo naturale, la natalità si abbassa ad un livello tale da riportare in equilibrio il saldo nascite/morti, evitando così il sovrappopolamento perpetuo. Durante questo processo si è però creato un surplus di popolazione che porta spesso a spostamenti verso altre zone da parte delle persone in eccesso. Questo accadde anche a noi bianchi europei, in seguito a scoperte di vario tipo che allungarono la durata media della nostra vita o abbassarono la nostra mortalità. A causa di questo processo, gruppi consistenti di bianchi europei si spostarono dall’Europa alle Americhe, i cosiddetti nuovi mondi, sostituendosi alle popolazioni pre-esistenti e fondando delle nazioni bianche(USA) o mischiandosi alle popolazioni pre-esistenti e formando delle nazioni razzialmente miste(Sud America). Credo che il principale motivo della conquista dei nuovi mondi non fu né politico né economico, bensì demografico.

Tutto ciò ora sta succedendo ad altre popolazioni, con noi bianchi che siamo vittime ed autocarnefici in quanto siamo gli artefici della transizione demografica altrui che minaccia di distruggerci tramite sostituzione o tramite meticciato, visto che le nostre terre rappresentano per queste popolazioni i nuovi mondi. Senza bisogno di mettersi a dire robe del tipo sterminiamoli tutti, un ragionamento razionale è perché dobbiamo aiutarli? Vivano come voglono e faccian quel che voglion fare nei territori in cui stanno, vadano avanti con le loro forze, senza alcun aiuto esterno. Se così facendo resteranno all’età della pietra, se moriranno per un semplice raffreddore, non sarà colpa nostra. È nostro dovere garantire alla nostra gente il meglio, gli altri facciano altrettanto con la loro gente; non ci sentiamo in dovere di aiutarli.

Niente fardello dell’uomo bianco civilizzatore, quell’ideologia a lungo termine ha fatto più danni che altro, ma solo un sano atteggiamento di pensa a ciò che è meglio per te, non ergerti a paladino della difesa di ciò che è lontano da te.

Concludo questo articolo con questa frase

I popoli bianchi iniziarono a scavarsi la fossa quando cominciarono a preoccuparsi troppo del destino dei popoli non bianchi.

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