Gli ebrei sono una razza. (trad. dal sito di David Duke)

20 Giu

Traduzione da parte mia di questo articolo dal sito di David Duke intitolato

Israeli Newspaper Admits: Jews are a Race

 

http://www.davidduke.com/?p=33855

 

Come è stato detto precedentemente su davidduke.com, è stato definitivamente stabilito che gli Ebrei sono un truppo omogeneo, con tutte le implicazioni scientifiche susseguenti. Il giornale Israeliano Haaretz afferma la stessa cosa. In un’articolo intitolato “DNA links prove Jews are a ‘race,’, lo dice un esparto di genetica”, Haaretz afferma che nel nuovo libro di  Harry Ostrer, genetista e professore all’Albert Einstein College of Medicine di New York, intitolato Eredità: la storia genetica del popolo ebraico”, l’autore afferma che gli Ebrei sono diversi e che le differenze non si vedono solo guardando il fenotipo. Egli scrive che gli ebrei presentano un corredo genetico distintivo. I genetisti sono da tempo consapevoli del fatto che alcune malattie, dal cancro al seno al morbo di Tay-Sachs, colpiscono in modo sproporzionato gli ebrei. Ostrer, che è anche direttore dei test genetici al Montefiore Medical Center, si spinge oltre. Egli sostiene che gli ebrei siano un gruppo omogeneo con tutte le implicazioni scientifiche che comporta essere una “razza”.
Per la maggior parte dei 3000 anni di storia del popolo ebraico, la nozione di ciò che è era conosciuto come “eccezionalità ebraica” non è stata certo controversa. A causa della nostra storia di isolamento culturali e matrimoni solo fra di noi, imposti per legge o decisi per libera scelta, gli ebrei furono considerati dai bianchi (e di solito gli stessi ebrei si riferivano a loro stessi) come una “razza”. Studiosi da Giuseppe Flavio a Disraeli proclamarono con orgoglio la loro appartenenza a questa “tribù”. Ostrer spiega come questo fatto assunse un significato speciale nel ventesimo secolo, quando la genetica emerse come una scienza valida per compiere ricerche. Le peculiarità degli Ebrei possono essere ora misurate in modo empirico. Ostrer divide il suo libro in sei capitoli che rappresentano i vari aspetti dell’Ebraicità: Ricerca dgli Ebrei, Fondatori, Genalogia, Tribù, Tratti ed Identità. In ogni capitolo è citato uno scienziato od una figura storica importante che ci rende decisamente più in grado di comprendere cos’è l’Ebraicità. Ereditarietà(Legacy, titolo del libro) può disorientare i lettori. Per alcuni Ebrei la nozione di “popolo collegato dal punto di vista genetico” è un ricordo imbarazzante del Sionismo iniziale che venne in voga all’apice dell’interesse del mondo Occidentale per la razza, alla fine del diciannovesimo secolo. Dicono che ricordare le proprie radici è divisivo: gli autori di “The Bell Curve”(ebrei) furono diffamati 15 anni fa perché affermavano che i geni giocano un ruolo di primaria importanza nel determinare le differenze di QI fra le diverse razze. Il Giudaismo è un popolo o una religione? O entrambe? La convinzione che gli ebrei potrebbero essere psicologicamente o fisicamente diversi resta un qualcosa di controverso nella coscienza dei Bianchi e degli Ebrei. Ostrer si mette sulla linea del fuoco affermando:

Sì, il termine “razza” porta con sé nefaste associazioni ai termini “inferiorità” e “gerarchia di popoli”. Qualunque cosa che affermi che gli ebrei siano essenzialmente diversi dagli altri corre il riscio di provocare qualche tipo di anti-semitismo o filo-semitismo. Ma questo non significa che dobbiamo ignorare la realtà dei fatti di ciò che affermo siano le “basi biologiche dell’Ebraicità” e la “Genetica Ebraica”.riconoscere la diversità degli Ebrei è un “pericolo”, ma dobbiamo tener conto della concreta realtà delle “differenze umane” se vogliamo cercare di capire questa nuova era della Genetica.

Egli nota che gli ebrei sono uno dei gruppi umani maggiormente peculiari nel mondo a causa della loro endogamia nella loro storia. Gli Ebrei, soprattutto gli Ashkenazi, sono relativamente omogenei nonostante si siano sparsi in tutta Europa e siano persino immigrati nelle Americhe e poi ritornati in Israele. L’inquisizione fece compromettere l’Ebraicità Sefardita, portandola ad una maggior tendenza ai matrimoni misti e quindi ad un DNA meno distintivo. Il conceto di “Popolo Ebraico” resta controverso. La Legge del Ritorno, che diede il diritto agli Ebrei di tornare in Israele, è un principio centrale del Sionismo ed un principio legale dello Stato di Israele. Il DNA che lega strettamente gli Ashkenazi, i Sefarditi ed i Mizrachi, i tre principali gruppi ebraici distinti per cultura e distribuzione geografica, possono essere usate per supportare le richieste territoriali dei Sionisti anche se, come Ostrer specifica, alcune delle stesse caratteristiche genetiche posson esser trovate anche nei Palestinesi.

Questo disaccordo sul significato del DNA contrappone anche tradizionalisti ebrei contro un particolare ceppo di ebrei laici e liberali che si è unito con gli arabi e con molti non-ebrei per sostenere la fine della nazione ebraica di Israele. Il loro eroe è Shlomo Sand, uno storico austriaco di origine israeliana che riaccese questa complessa polemica pubblicando nel 2008 “L’invenzione del popolo ebraico”.
Sand sostiene che i sionisti che pretendono un legame ancestrale dell’antica Palestina stanno manipolando la storia. Ma lui prese la sua tesi dal romanziere Arthur Koestler, che nel suo libro del 1976, “La tredicesima tribù”, faceva proprio un tentativo post-seconda guerra mondiale da parte di Ebrei liberali che volevano considerare gli ebrei non come un gruppo biologico, ma come un gruppo di persone che condividevano la stessa ideologia religiosa e parte di un’identità etnica .
Koestler ed ora Sand affermano che la maggioranza degli ebrei Ashkenazi non sarebbero i figli di Abramo, ma discendenti di cittadini dell’Europa orientale e pagana eurasiatici, concentrati soprattutto nel l’antico Regno di Khazaria, che oggi è l’Ucraina e la Russia occidentale. La nobiltà khazari si sarebbe convertita durante il Medioevo, quando l’Ebraicità “europea” si stava  formando.

Sebbene gli studiosi contestassero le manipolazioni dei fatti di Koestler ed ora anche di Sand dei, la conversione fu quasi certamente limitata alle pochissime persone della classe dirigente e non alla vasta popolazione pagana. L’evidenza storica è stata appena sufficiente a solleticare le persone che criticavano con convinzione l’esistenza di Israele; queste persone trasformarono i libri di Koestler e di Sand in best-seller di grande successo.
Per fortuna, ora la ricerca storica non dipende solo dai cocci di ceramica, dalla scoperta di polverosi manoscritti e da monete sbiadite, ma anche da qualcosa di molto meno ambiguo: il DNA. Il libro di Ostrer è superiore in modo impressionante alla metodologia dubbia dello storico Sand e dei suoi ammiratori. Ed in quanto co-fondatore della fondazione HapMap ebraica, che si occupa dello studio di aplotipi, o di caratteristiche genetiche che sono comuni agli ebrei di tutto il mondo, è in una buona posizione per dare una risposta definitiva.

D’accordo con la maggior parte dei genetisti, Ostrer rifiuta con fermezza la moda postmoderna di liquidare il concetto di razza come “geneticamente ingenuo”, optando per una prospettiva più sfumata.
“Le origini di circa l’80% dei maschi ebrei e di circa il 50% delle femmine ebree risalgono al Medio Oriente. Il resto del corredo genetico è entrato nel “pool genetico ebraico” attraverso le conversionoì o attraverso i matrimoni misti. Coloro che si unirono in matrimoni misti spesso abiurarono la fede ebraica nel giro di una o due generazioni, tagliando praticamente i ponti con l’albero della genetica Ebraica. Tuttavia molti convertiti si intrecciarono con la linea genetica ebraica. Riflettete sulla conversione di Ruth, narrata nella bibbia; ella sposò Boaz e divenne la bisnonna del re Davide. Ella inizialmente era un’estranea al popolo ebraico, ma non si troverà mai tanta ebraicità come quella che si troverà dalla discendenza del Re Davide.

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