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Usare internet per dire la verità: l’incubo dei Tiranni

20 Ott

Un mio amico giorni fa mi ha messo in guardia dal parlare troppo su internet di certe cose linkandomi una notizia che affermava che presto i profili facebook degli utenti saranno accessibili ai Tiranni dei Governi Occupati d’Occidente, messaggi privati compresi. Questa è la mia risposta(con qualche piccola modifica) che tocca anche, in generale, i temi dell’attivismo online.

 

 

Io ritengo semplicemente che sta gente voglia farci aver paura pure di parlare di certe cose via internet. I Tiranni non han paura tanto della gente che si vede al bar sotto casa e secondo me nemmeno dei Gruppi Organizzati piu o meno Ufficiali che fanno degli eventi. Essi temono di più la gente che diffonde un certo tipo di cultura, la cultura White Nationalist, usando i mezzi di informazione a disposizione. Siccome internet è l’unico mezzo di informazione di massa x far arrivare certi messaggi a molte persone, i Governi Occupati d’Occidente puntano a censurarlo. Non ci riescono perchè se no passerebbero da Dittatori anche agli occhi della gente comune e quindi a mio avviso fanno uscire notizie di questo tipo, stile 1984 di Orwell, sperando che così la gente abbia paura anche a scrivere su internet qualunque cosa dello spessore culturale diverso di “w la figa”; o che comunque che, se decidesse di scrivere cose scomode, si trattenga sottintendendo il tutto. Così facendo su internet uno evita di scriver certe cose per paura di notizie come queste ed il messaggio quindi non passa o, peggio, passa un messaggio mitigato, magari non WN ma xenofobo forcaiolo legalitario;  a loro va bene perchè è funzionale. Non passa un messaggio antiebraico a 360 gradi ma un messaggio generico “anti israeliano in salsa terzomondista” e a loro va bene perchè il terzomondismo è sempre funzionale. E così via…

Se qualcuno sgarra cercano di attaccarsi a vecchie storie o robe simili, tirando in ballo Gruppi Organizzati Ufficiali o robe così. Chi non ha queste vecchie storie, o anche chi le ha ma ora sta tranquillo, non penso che debba preoccuparsi.  Metter in prigione i bloggers scomodi farebbe fare una figura simile a quella di Mubarak che condannava al carcere i bloggers anti-regime. Non una buona propaganda per i sedicenti democratici.

Quindi secondo me evitare o limitarsi nello scrivere su internet, facebook compreso, fa implicitamente il loro gioco; loro sanno chi siamo con o senza facebook se vogliono, e non credo che nessuno sia così idiota da parlare su fb di cose “compromettenti”; nemmeno chi spaccia droga penso se lo dica via facebook proprio perché sanno che è controllato. Molti mi dicono “stai attento ecc” ma diciamo che se uno parte poi, come dire, non si ferma. Internet, facebook incluso, è uno strumento troppo potente e a mio avviso non usarlo è un lusso che nn possiamo permetterci.

La Jewish Internet Defense Force(JIDF)

12 Mag

La Jewish Internet Defense Force(JIDF) è un network di persone che opera in internet nei luoghi virtuali considerati anti-ebraici al fine di far vacillare o mitigare l’anti-ebraismo dei frequentatori di tali luoghi. Gli appartenenti alla JIDF vogliono che le persone anti-ebraiche comincino a metter la questione ebraica in secondo piano o, meglio ancora, vogliono che smettano di considerare l’ebraismo internazionale e/o il sionismo come problemi. L’obiettivo finale di questa rete è far diminuire il più possibile il numero di persone che diffondono su internet una qualche forma di antiebraismo. A noi identitari razziali l’attività della JIDF interessa parecchio nel momento in cui cozza con l’attività di diffusione del nostro pensiero. Il pensiero identitario razziale, nei suoi vari approcci e nella sua trasversalità, è composto da alcuni ,punti fermi. Uno di essi è l’antiebraismo. Va da sé che la JIDF è un’entità nemica dell’identitarismo razziale perché i luoghi virtuali identitari razziali(e quindi, fra le altre cose, anti-ebraici) sono fra i suoi obiettivi.

Per luoghi virtuali identitari razziali intendo luoghi di varie tipologie. Si parte dai forum in cui qualcuno parla, direttamente o indirettamente, di identitarismo razziale, a blogs, a pagine di social network personali, fino ad arrivare alle chat private degli identitari. Tutti questi sono luoghi virtuali obiettivi della JIDF. Chi agisce per conto della JIDF può farlo in malafede o in buona fede. Agisce in malafede chi è anti-identitario e, conoscendo il vero identitarismo, fa in modo di indebolirlo cercando di far facillare uno dei suoi cardini, l’antiebraismo. Agisce in buona fede ma è altrettando dannoso chi, ritenendosi identitario, crede che l’antiebraismo sia inutile o dannoso; queste persone si adoperano quindi per proporre un identitarismo farlocco privato di una delle sue colonne portanti. Queste persone spesso sono vittime della propaganda subdola della JIDF. Magari non se ne rendono conto, ma lavorano per loro.

Quali tecniche e strategie usa a JIDF? Varie ed eventuali. Se ne sono individuate alcune.

  1. Pubblica propaganda. In forum, blogs, bacheche di social network ed in qualunque luogo virtuale di interesse visibile al pubblico, vengon messi posts, links o articoli che fanno passare il messaggio seguente: “l’antiebraismo non è un qualcosa di necessario all’identitarismo”. Talvolta questi articoli, posts ecc assumono un tono velatamente o specificamente pro Israele, nazione che secondo loro andrebbe vista come “avamposto Occidentale in Medio Oriente”.
  2. Parole e argomenti chiave. Parole come “occidente” o “democrazia vs islam” o “immigrazione irregolare” sono molto frequenti. Esse sono associate al concetto fallaciano di scontro di civiltà: occidente contro islam. Il punto di vista verso questo scontro di civiltà è filo-occidente, inteso come status quo delle nazioni bianche(non certo uno status quo desiderabile per un identitario, per quanto l’islam sia ovviamente lontanissimo dal nostro modo di vedere le cose). Viene data una grossa attenzione al pericolo islamico ed al pericolo imigrazione. Queste questioni però sono trattate non in modo identitario, ma in modo fallaciano(cioè come le trattava Oriana Fallaci, anti-islamica ma non identitaria), legalitario o, come dire “di pancia”. Vi è una concentrazione massiva sui crimini degli immigrati, sul fatto che portino malattie, abbassino il costo del lavoro ecc. Sia chiaro, tutti temi reali e sicuramente da trattare, ci mancherebbe, temi molto utili per un movimento politico che voglia far breccia sulla gente comune per motivi elettorali. Tuttavia il problema immigrazione ed il problema islam visti in senso identitario hanno un approccio diverso, basato soprattutto su altri principi. Un approccio che prescinde da malattie, crimini e religione e che si concentra sul fatto che l’allogeno resta tale pure se bravo, integrato, pulito, sano ed in Italia da più generazioni. Sembra quasi che questo concentrarsi solo sui problemi “di pancia” ignorando il punto di vista identitario a 360 gradi abbia l’obiettivo di appiattire l’identitarismo razziale, di trasformare un’ideologia a 360 gradi in un’ideologia a 90 gradi superficialotta stile “gli immigrati rubano, puzzano, portano malattie e sono islamici, stop immigrazione”.
  3. Doubleface. Capita che alcune persone della JIDF si iscrivano a dei forum di chiara impronta antiebraica. Esse si attengono pubblicamente alle linee guida del forum o della pagina facebook o comunque tengono un profilo basso. Una volta costruitisi una valida reputazione in quell’ambiente virtuale essi cominciano a prendere contatti con le persone più giovani e, secondo loro, più manipolabili, dicendo loro pian piano le loro vere idee, al fine di far cambiare idea a questi giovani identitari inesperti e quindi, secondo loro, più facilmente manipolabili. Questa tecnica è particolarmente subdola ed efficace in quanto chi la usa può essere sbugiardato solo da eventuali segnalazioni da parte di persone giovani che subiscono questa sorta di “tentativo di brainwash”. Queste persone giovani di solito sono restie a segnalare, tuttavia ci sono state delle lodevoli eccezioni che ci hanno aiutato molto a vederci chiaro su alcune cose.

 

Ovviamente bisogna evitare i complottismi esasperati o gli allarmismi eccessivi e cialtroneschi che finiscono per forza di cose per fare il gioco della JIDF. Se uno ha uno spazio internet anti-immigrazione o anti-islam molto probabilmente è una persona che si interessa di quegli argomenti, non un “membro della JIDF in incognito che tratta solo questi argomenti per non parlare del resto”. Il motto è in ogni caso “eyes in the back of your head”, occhi dietro la testa, inteso ovviamente non in senso letterale ma in senso figurato. Importantissimo è non commettere errori di primo tipo(considerare identitario ci non lo è) e non commettere errori di secondo tipo(considerare avversari persone che sono identitari come noi). È essenziale far molta attenzione prima di classificare chiunquecome JIDF. Anti Racist Watch( https://veraopposizione.wordpress.com/2011/11/24/antiracist-watch/ )  si occupa anche di questo. Le tecniche JIDF descritte prima sono attualmente oggetto di studio al fine di sviluppare metodi efficaci per contrastarle o, perché no, di impararle per usarle eventualmente per i nostri scopi.