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Lavaggio del cervello? No grazie

25 Mar

Capita talvolta che un identitario si avvicini ad un partito o movimento credendo, a torto o a ragione, di trovare qualcosa che faccia per lui, qualcosa che, almeno sottobanco, porti avanti un certo discorso senza rinnegarlo ufficialmente. Intendo parlare non di questo, ma del fatto che un identitario già formato potrebbe presentarsi ad un certo gruppo portando con sé il suo bagaglio culturale e le produzioni associate ad esso: materiale identitario prodotto in italiano o tradotto dall’inglese. Il rischio è che questo individuo subisca solo delusioni. Gli verrà detto infatti “sì, per ora vai bene, ma col tempo imparerai a pensarla in un certo modo”. Mi soffermo su questa espressione, sul concetto di “imparare a pensare”. Questo concetto è quanto di più assurdo ci possa esser a mio avviso in quanto presuppone una sorta di “lavaggio del cervello”. I Governi Occupati di Occidente insegnano a pensare in un certo modo sfruttando i mass media, altre persone insegnano a pensare sfruttando altri mezzi di informazione. Entrambi fanno in modo che venga imposto un pensiero unico, entrambi si spacciano per verità assoluta, entrambi ritengono degenerato chiunque si opponga, da più direzioni, dal pensiero unico delle dittature del politicamente corretto. Queste dittature posson esser espresse rispettivamente a livello di stato ed a livello di gruppo politico. Lobotomizzati dai media dei Governi Occupati d’Occidente e lobotomizzati da gruppi che fanno loro la stessa filosofia dell’attuale dittatura: insegnare a pensare.

È possibile davvero insegnare a pensare? Non saprei, si può insegnare la storia, insegnare i principi di certe ideologie politiche, di certe filosofie o religioni, si puà insengare a disegnare, a suonare uno strumento, si può insegnare uno sport od un’arte marziale. L’insegnamento insomma può coinvolgere il fisico o la memoria, anche il cervello se si tratta di insegnare a capire dei concetti. Nel momento in cui l’insegnamento vuol coinvolgere il pensiero si ha il lavaggio del cervello, si ha la lobotomizzazione.

Tanti piccoli soldatini tutti uguali, sostituibili facilmente. Bravi soldatini, pronti ad obbedire agli ordini degli ufficiali, anche se ritenuti ingiusti, in quanto gli ufficiali hanno il dovere di comandare  e i soldati il dovere di obbedire. Questa strategia è desiderabile se devi combatter una guerra, con degli ufficiali che si prendon le responsabilità e i soldati che obbediscon in fretta agli ordini. Si applica anche, che so, su un osto di lavoro; il commesso fa quel che dice il responsabile anche se ritiene che sia meglio fare in un altro modo. Questa strategia si applica, in generale, quando ci sono dei compiti da eseguire e dei ruoli di comando definiti. Non può applicarsi al pensiero. Il pensiero non si impone, si espone.

Così come i Governi Occupati d’Occidente non sono riusciti a imporre il loro pensiero agli identitari razziali, a maggior ragione non ci riusciranno i gruppi politici. Il pensiero non può essere un ordine predefinito, il pensiero è un qualcosa da esporre chiaramente al fine di renderlo comprensibile ed accessibile. Così facendo, senza snaturarsi, si fa sì che le persone possano capirlo, eventualmente condividerlo e portarlo avanti insieme a te. Così facendo la scelta è naturale e non forzata, e le cose naturali vengono meglio di quelle forzate. Render il pensiero comprensibile vuol dire concentrarsi sull’essenziale senza perdersi in mille dettagli inutili o in costruzioni filosofiche di alto livello incomprensibili ai più per affermare concetti che di per sé son chiari e comprensibili. Le basi dell’identitarismo razziale sono qui

https://veraopposizione.wordpress.com/2011/09/24/librettobrevemafondamentale/

Non una bibbia, ma un semplice riferimento per chiunque voglia venirne a conoscenza. Ad ogni possibile domanda verrà data una risposta. Chiunque condivida le basi di questo libretto è un identitario razziale, per il resto, come spiegato, ci sono diverse varianti dell’identitarismo razziale, tutte unite dalla base comune. Non esistono soldati politici, esistono mine vaganti, imprevedibili e più o meno organizzate. Non si copia da chi già esiste e non si pestano i pedi a nessuno. Si punta dove gli altri non puntano e si pretende che nessuno pesti i piedi.

Non si fa politica, ma si diffondono idee non conformi.

Si semina identitarismo razziale ovunque per far nascere tanti ortaggi non conformi da raccogliere da chiunque voglia portare avanti una Vera Opposizione, libera dalle distorsioni che fanno perder di vista il Vero Obiettivo Rilevante. Non ci si lega a niente ma si guarda tutto da distanza tale da vederci chiaro, da vicino o col binocolo, pronti a colpire o a camminare insieme a seconda dei casi. Non ascoltate chi dai gruppi di Presunta Opposizione considera l’identitarismo razziale come una roba da bambini o da ignoranti, cercando di lobotomizzarvi con il loro pensiero imposto e ripetuto a pappagallo.

Queste persone sono in malafede o hanno subito il lavaggio del cervello da persone in malafede. Esattamente come gli antirazzisti.

 

Siate voi stessi, ovunque siate, non fatevi lavare il cervello. Prima si è identitari razziali, solo in secondo luogo si è membri di questo o quel gruppo.

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Strategie proposte per la diffusione del pensiero Identitario Razziale

9 Feb

Vi allego questo libretto, completato oggi, in pdf. Vi copio e incollo qui l’introduzione, così vedete subito di cosa si tratta. Buona lettura a tutti

Strategie proposte per la diffusione del pensiero identitario razziale

Qui l’introduzione.

Questo breve lavoro si pone gli obiettivi di proporre strategie nuove per la diffusione del pensiero identitario razziale. Il precedente lavoro si occupava di definire l’identitarismo razziale e aveva il fine di dare le basi ideologiche per conoscere questa ideologia che ai giorni nostri si sta diffondendo abbastanza in alcuni ambienti. Il precedente lavoro era, come dire, una “guida”. Qui invece ci si pone l’obiettivo di fornire proposte costruttive a chi, fra gli identitari razziali, intenda muoversi maggiormente “sul campo”. Non si pone come una Bibbia scritta da un Messia ma come un insieme di proposte che a mio avviso, che si rivelino nel tempo giuste o sbagliate, più o meno fattibili, rappresentano una strada da tentare. Il tempo ed i tentativi compiuti da ognuno diranno se, quali ed in che misura queste proposte risulteranno efficaci.

Il primo capitolo si occupa del concetto di “opposizione controllata atipica”, con particolare riferimento a gran parte delle realtà attualmente esistenti, le quali evitano di parlare di argomenti troppo scottanti per i Governi Occupati d’Occidente per vari motivi strategici.

Il secondo capitolo introduce invece l’idea della strategia della “sede mobile” e propone delle linee guida che riguardano i rapporti con le realtà esistenti di interesse.

Il terzo capitolo tratta invece degli eventi esterni pubblici di interesse rilevante, eventi ai quali un identitario razziale potrebbe presenziare per portare avanti un certo discorso o semplicemente per migliorare la sua conoscenza riguardo ad una data scena o ad un dato argomento.

Il quarto capitolo invece parla delle scene ideologiche di possibile interesse rilevante ed approfondisce il discorso introdotto nel secondo capitolo. Viene affrontati in modo abbastanza approfondito il concetto di lavaggio del cervello interno da parte dei vertici nel confronto della base.

Il quinto capitolo  si occupa invece delle basi ideologiche  dell’identitario razziale, di stili diversi fra loro ma possibili e corrispondenti a diverse mentalità dei singoli individui e diverse strategie, con parti dedicate al maggiore target a cui puntare ed all’importanza della conoscenza dell’inglese e dell’informatica da parte degli identitari razziali.

Il sesto capitolo tratta invece dei concetti organizzativi di leaderless resistance, di organizzazione gerarchica classica e del modello misto proposto a mio avviso come sintesi dei pregi dei due metodi minimizzando i difetti impliciti negli stessi.

Il settimo capitolo parla genericamente di AntiRacist Watch, l’organo non ufficiale di controllo interno, una delle cui funzioni principali è smascherare i false friends e, in generale, far capire al meglio chi è “dei nostri” e chi non lo è. Senza astio verso chi non lo è, ma senza pietà nei confronti di chi fa finta di esserlo per secondi fini.

Per concludere, viene introdotto in modo generico il concetto di “volontariato totale” e viene affrontato brevemente il discorso della simbologia.

Per chi si fosse perso il primo libretto, trovate il pdf qui

https://veraopposizione.wordpress.com/2011/09/24/librettobrevemafondamentale/

Il meticciato: l’ultimo stadio del mondialismo/globalismo

28 Ott

Diverse persone, di diversa estrazione politica e formazione culturale, si dichiarano contrari al mondialismo. Un vasto numero di persone, contrarie ai governi, ai politici, alle banche, manifestanti contro la TAV e contro il G8. Buona parte degli stessi “Indignados” sicuramente si dichiara antiglobalista. Molti frequentatori dei centri sociali o dei circoli anarchici, allo stesso modo, possono definirsi come antiglobalisti. Guardando dalla parte antisistema opposta, molti etnonazionalisti e molti frequentatori di ambienti di destra radicale si dichiarano antimondialisti. Sicuramente ci saranno altre persone che non rientrano in queste categorie che si dichiarano antimondialisti. L’identitario razziale, ovviamente, si dichiara antimondialista in quanto il mondialismo si pone l’obiettivo finale di livellare fino a distruggere ogni tipo di differenza possibile fra ogni gruppo di esseri umani.  Queste differenze fra gruppi di esseri umani possono essere religiose, culturali e, appunto, razziali. Tutto ciò che è tipico del mondialismo, da lobbies internazionali e società come il gruppo Bildenberg, fino ad arrivare ad organismi sovranazionali come UE, NATO e ONU, è in funzione di questo obiettivo finale.

Ritengo abbastanza curioso che alcune persone antimondialiste appartenenti alle categorie citate ad inizio articolo sposino cause antimondialiste ed identitarie di popoli come palestinesi, tibetani, i karen, le tribù indios del sudamerica che rischiano lo sfratto ad opera delle multinazionali, libanesi, curdi, o cause autonomiste di popoli europei come irlandesi, baschi, valloni e fiamminghi, chi più ne ha più ne metta, ma che si dichiarino contrari ad un antimondialismo di tipo identitario razziale. Niente da dire, ci mancherebbe, sulla fondatezza delle cause di tutti questi popoli, i quali avranno tutte le loro buone ragioni; tuttavia, si tratta di popoli o estranei al mondo bianco o di popoli che, bianchi o no, si battono a livello solo territoriale. Con tutto il rispetto per le cause di questi popoli, la vera questione antiglobalista dal nostro punto di vista è quella razziale. Pensate un attimo, quale dovrà essere idealmente il risultato finale del mondialismo? Un mondo globalizzato, una sola cultura per tutti i popoli le cui differenze, anche razziali, verranno gradualmente livellate. Il meticciato è la morte dei popoli, il punto di non ritorno. Chi propaga il mondialismo lo sa, e quindi propaga, direttamente o subdolamente, il meticciato e demonizza chiunque si opponga usando i mass media ed il potere politico, arrivando in certo casi a creare vere e proprie leggi liberticide. Chi dice di opporsi al globalismo a volte sembra ignorare la stretta correlazione ed il rapporto causa-effetto-feedback fra mondialismo e meticciato, simile a quello che vi è fra ebraismo internazionale e Israele nazione. Il mondialismo implica il meticciato, e il meticciato rafforza il mondialismo perché distrugge le differenze razziali fra popoli. Come fa un meticcio ad opporsi al globalismo quando egli stesso ne è un risultato? Il meticcio è IL risultato del mondialismo, non ha alcuna colpa chiaramente, ma il meticcio è il risultato finale di quello a cui ci opponiamo. Questi cosiddetti “antimondialisti antirazzisti” omettono o si oppongono al discorso identitario razziale.

Ricapitolando, non c’è opposizione al globalismo senza identitarismo razziale, chi accetta il meticciato non si oppone al  mondialismo; mondialismo implica meticciato, che a sua volta significa la fine di tutto, il punto di non ritorno. Chi capisce e condivide queste due semplici relazioni, ha già un ottimo punto di partenza per costruire un’ideologia identitaria raziale. Chi non le condivide, beh, eviti di dichiararsi antimondialista. Dal punto di vista identitario razziale, chi supporta il meticciato o anche chi è indifferente alla questione razziale allora supporta o è indifferente al mondialismo.